La quinoa tutta italiana

L’agricoltura in Italia si evolve da sempre, si adatta al clima, che negli ultimi decenni sta cambiando e ai fenomeni atmosferici sempre più imprevedibili ed estremi ed elabora soluzioni. Molte realtà hanno messo a frutto l’esperienza e si sono adattate, sperimentando nuove coltivazioni, anche con piante provenienti da paesi lontani, come quelli dell’Asia e dell’America Latina.

In molti casi a spingere questa evoluzione è la ricerca universitaria, che sta cercando di porre rimedio a pericoli sempre più insistenti che potrebbero nei prossimi decenni mettere in ginocchio l’economia. In altri casi è il tentativo di introdurre super food a km zero e con certificazioni attendibili al 100%. Basti pensare per esempio al progetto dell’Università di Firenze che ad Argenta, vicino a Ferrara, sta facendo coltivare Quipu, una quinoa adatta al nostro clima.

Che cos’è la quinoa

Si tratta di uno pseudo cereale che non contiene glutine, proveniente dal Sud America, ottima fonte di fibre e regolatore del colesterolo, ma soprattutto molto digeribile e un prezioso alleato per l’intestino. Perfetta per chi ha problemi di intolleranza al glutine, celiachia, per vegetariani e vegani è da sempre al centro dell’alimentazione delle popolazioni del continente di origine.

È una pianta erbacea molto adattabile, che resiste a terreni aridi e salati, ma non alle gelate quando è in fioritura. Questo la rende ottima per coltivazione in Toscana e Emilia Romagna, ma anche in altre regioni della penisola con un clima compatibile, anche se è questione di tempo prima di ottenere altre varianti acclimatabili.

Da circa venti anni i ricercatori dell’Università di Firenze si sono dedicati alla quinoa, nella sua cultivar chiamata, Quipu selezionata a Cesa, in provincia di Arezzo.

La redditività di queste coltivazioni, come chiarito dal professor Paolo Casini la rende adattissima ai regimi di agricoltura biologica al centro dell’attenzione del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agrarie, Alimentari, Ambientali e Forestali (DAGRI).

Quipu è stata depositata presso Community Plant Variety Office per permetterne la coltivazione a fini commerciali, una procedura di sicurezza necessaria per introdurre piante nei territori ed è il risultato di una selezione molto complessa.

I ricercatori l’hanno adattata al fotoperiodo del Mediterraneo, che è completamente differente rispetto a quella del territorio andino di provenienza.

Inoltre al centro dell’attenzione del team di ricerca dell’Università di Firenze c’è anche il tema ambientale, etico e economico. La crescente richiesta di quinoa da parte dei paesi occidentali ha causato un disastro in Bolivia e Perù, dove per logiche di mercato questo cereale ha raggiunto prezzi impossibili da sostenere per la popolazione. Oltretutto l’allargamento dei territori di coltivazione ha messo anche a repentaglio l’ecosistema locale.

Una filiera in crescita

Molte zone come quella di Argenta hanno accolto a braccia aperte queste coltivazioni sperimentali per aprire una filiera di quinoa completamente made in Italy. L’Azienda Agricola Tundo Sebastiano è al centro del progetto chiamato QUIN che mette insieme vantaggi nutrizionali e ambientali, con trasformazione locale dello cereale.

Fiore all’occhiello dei ricercatori e anche il fatto che questa variante ha un tasso di saponine molto più basso del prodotto di importazione ed è quindi più adatto al gusto italiano, inoltre non richiede decorticazione e si può quindi consumare integrale.

Si usa anche per farne farine, come i lavorati dell’Azienda Agricola La Romagnola Bio e le proposte di AgriPub ad Argenta, inseriti all’interno del progetto di sviluppo per la coltivazione della quinoa in Italia, per la creazione di un’integrazione culturale in base al gusto.

Per chi ama cucinare in modo naturale e leggero, la quinoa è un alimento che si può utilizzare in molti modi. Sono molte le ricette che lo vedono come ingrediente principe in primi piatti, come contorno in secondi piatti e come elemento per insalate e dolci leggeri ma gustose.

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