Intervista a Paolo Silvestrini
Del titolo abbreviato in G.A.S. (ovvero gli amori scomodi) colpisce soprattutto l'aggettivo "scomodi" che fa pensare ad un rapporto piuttosto complicato, per certi versi distaccato, con i sentimenti, anche se poi in alcuni passaggi emerge una tenerezza, una nostalgia sorprendenti, si tratta di una contraddizione voluta?
Sì è una contraddizione voluta. Nel libro si parla, di tenerezza e nostalgia, di malinconia per dei momenti mai vissuti o mal vissuti. Volevo chiamarlo all’inizio “Gli amori difficili” ma poi ho scoperto che il titolo era stato già usato da Calvino e con tutto il rispetto mi sono detto cerchiamo qualcos’altro di diverso, di nuovo. Né è venuto fuori un titolo che mi piace molto.
La passione per il cinema e quindi per il dettaglio visivo che colpisce l'occhio e incuriosisce è talmente forte all'interno del libro che Paolo Di Paolo nella prefazione parla dei racconti come dei "micro-soggetti per il grande schermo", sei d'accordo con questa definizione?
Sì, assolutamente sono a tutti gli effetti dei soggetti per film. Quando penso, rifletto, vedo subito immagini, capisco cosa scrivere e subito cosa tralasciare. Prendendo appunti sul mio taccuino. Nelle mie storie non c’è una grossa trama. Non ho quell’esigenza di stupire – e adesso chissà cosa succede? - scrivo storie fatte d’immagini, di silenzi.
Dalla poesia del tuo libro d'esordio ai racconti brevi di G.A.S., il minimo comun denominatore del tuo lavoro letterario sembra essere comunque quello della sintesi, del passo veloce e dell'immeditatezza espressiva.
Quando scrivo prendo solo le cose più importanti. Ad esempio i momenti importanti in una storia d’amore sono tre o quattro . Un inizio, un centro, una fine (quasi sempre amara). A cosa serve spiegare altre cose? Per fare volume?
Alcuni racconti sono proposti anche in lingua francese, potresti spiegarci il perché di una scelta così particolare?
Bella domanda! Uno perché danno grande effetto. Il francese è una lingua musicale e dolce. Sia nel primo che nel secondo libro ho scelto di tradurre dei brani in francese perché li volevo dare a un’amica di Parigi per farli girare oltralpe. Risposte ancora non né ho avute. Aspetto in silenzio.
Nella quarta di copertina Pupi Avati parla di "desideri che non si realizzano mai compiutamente o si esauriscono troppo presto..." ma è davvero così difficile raggiungere in amore quello che si desidera?
Per l’amore non esiste un tempo così vasto. Dopo si rimane simili, perché magari si hanno dei punti in comune. La cosa spiacevole è che in questo tempo non si hanno nemmeno più dei punti in comune. Si va a letto, si va in vacanza, si fanno dieci viaggi di nozze, si inventano feste con gli amici, e dopo tutto questo finto divertimento (con la convinzione di avere trovato l’uomo o la donna della propria vita) si intuisce che manca qualcosa. Quel qualcosa secondo me è il non sapere stare solo con la propria donna o con il proprio uomo (almeno i primi mesi, quelli della passione) perché in questa società che ci ha voluti purtroppo così, l’importante è divertirsi. Nel mio libro in due e tre racconti parlo proprio di questo. Tento di fare aprire gli occhi a qualcuno. Ma tutto questo è difficile spiegarlo alle persone. “ Troppo difficile”, ecco questo potrebbe essere un nuovo titolo per un nuovo libro. Tutto qua.
(intervista a cura della redazione)
