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Mille volte me, Giovanni Di Muoio

Venerdì, 4 Settembre, 2009
a cura di Paolo Di Paolo

Guardo la gente, che inutile passione, meglio aspettare la
vernice che si asciuga. Non cerco esempi, non voglio compromessi,
non faccio file ma mi sto a sentire. Ho voce chiara, ho più
di una certezza, diciamo mille e mille volte me.

 

 

Dopo un silenzio di qualche anno, torna Giovanni Di Muoio. Aveva esordito nel 2005 con la sorprendente raccolta “Dimostrare le cose a parole”, ed eccolo di nuovo qui. Tornano le sue atmosfere – sempre un po’ stralunate –, torna la sua leggerezza e la comicità delle sue storie (personaggi sempre un
po’ borderline, magari perché troppo impigliati nei propri pensieri). Torna soprattutto uno stile: che mescola la dolcezza (si può dire tenerezza?) a uno sguardo anche caustico sulle cose del mondo. C’è – come nel libro d’esordio – una costante, sotterranea riflessione sulle parole, quasi che – scrivendo – Di Muoio non potesse sempre chiedersi “perché” (significativi in
questo senso tutti i racconti che ironizzano su scuole di scrittura, vita e ambizioni da scrittore; ce n’è uno, molto divertente, che porta in parodia un serioso editing). Strambi e lunatici, i personaggi di Di Muoio sanno interpretare, con una leggerezza rara, un bel novero di inquietudini, contraddizioni e complicazioni comprese in quello che l’autore chiama “il
rumore della vita che accade”.

 

 

Giovanni Di Muoio è autore della raccolta di racconti Mille volte me in uscita a settembre