Mille volte me, Giovanni Di Muoio
“Guardo la gente, che inutile passione, meglio aspettare la
vernice che si asciuga. Non cerco esempi, non voglio compromessi,
non faccio file ma mi sto a sentire. Ho voce chiara, ho più
di una certezza, diciamo mille e mille volte me.”
Dopo un silenzio di qualche anno, torna Giovanni Di Muoio. Aveva esordito nel 2005 con la sorprendente raccolta “Dimostrare le cose a parole”, ed eccolo di nuovo qui. Tornano le sue atmosfere – sempre un po’ stralunate –, torna la sua leggerezza e la comicità delle sue storie (personaggi sempre un
po’ borderline, magari perché troppo impigliati nei propri pensieri). Torna soprattutto uno stile: che mescola la dolcezza (si può dire tenerezza?) a uno sguardo anche caustico sulle cose del mondo. C’è – come nel libro d’esordio – una costante, sotterranea riflessione sulle parole, quasi che – scrivendo – Di Muoio non potesse sempre chiedersi “perché” (significativi in
questo senso tutti i racconti che ironizzano su scuole di scrittura, vita e ambizioni da scrittore; ce n’è uno, molto divertente, che porta in parodia un serioso editing). Strambi e lunatici, i personaggi di Di Muoio sanno interpretare, con una leggerezza rara, un bel novero di inquietudini, contraddizioni e complicazioni comprese in quello che l’autore chiama “il
rumore della vita che accade”.
Giovanni Di Muoio è autore della raccolta di racconti Mille volte me in uscita a settembre
