L'isola di Paris
Adele Costanzo è autrice della raccolta di racconti L'isola di Paris in uscita a settembre
Protagoniste di questi racconti sono le tracce che le persone lasciano di sé: le impronte di dita sulle finestre, il pentolino con l'acqua per il tè, l'odore che resta nei capelli dopo una visita nelle vite degli altri. Piccole cose che costruiscono un'intimità, e che raccontano una storia. A volte, però, qualcosa sfugge o si nasconde, perché non tutto si può inventariare, non tutto si può condividere: certi dubbi, ad esempio, o il rancore, la sensazione improvvisa di una complicità, la vera identità del passato; e il dimenticare – al contrario dei ricordi. La dimenticanza semplice di un animale da compagnia, per cui ogni giorno è nuovo, è sempre un lunedì; l'amnesia assoluta e irrecuperabile che nasce da una pallottola rimasta nella testa; l'oblio in cui cadono certe isole, quando si negano a ogni tentativo di forma e di catasto. Isole, tracce, esistenze che la penna di Adele Costanzo colleziona e restaura, con la sua cifra stilistica attenta al dettaglio piano e puntuale, calzante, nel racconto storico come nella fiaba e nella prosa letteraria. Una voce che getta sulle pagine una luce discreta di persiana semichiusa, di vetro impolverato; una scrittura che, in virtù di quella luce pacata e autentica, si fa restituzione di senso, riconquista degli spazi – gli angoli in cui si consuma la vita – prima che se ne impossessi la dimenticanza, e che l'impressione delle cose, via via, perda la propria trasparenza.
Come nasce l'idea della raccolta di racconti "L'isola di Paris"?
Ho cominciato a scrivere, tre anni fa, in un momento di ridefinizione personale, per conoscermi meglio e trovare sfogo nella scrittura,ma presto mi resi conto che non riuscivo a parlare di me in maniera diretta. Poi, all'improvviso, rileggendo Le città invisibili, mi scappò un'irrefrenabile bisogno di scrivere ma in modo trasfigurato, metaforico. Nacquero così i primi racconti, come quello che dà il nome alla raccolta.
L'isola di Paris è, riferendomi sempre a Calvino, la scrittura intesa come tentativo, precario e paziale, di dare compiutezza e senso a ciò che non ne ha, di fermare il flusso per poter osservarlo e definirlo.
Spesso i racconti prendono avvio dalle piccole cose che inizialmente insignificanti assumono poi un valore importante nella costruzione della vita e delle esperienze dei protagonisti...
C'è molto del mio vissuto, in questi primi racconti, delle mie debolezze, dei rapporti importanti. Ci sono i sogni: Una pallottola nella testa, il più lungo e complesso da un punto di vista narrativo, è la trascrizione quasi fedele di un sogno ricorrente fin da quando ero bambina. Poi, sempre più, mi sto allontanando dalle mie esperienze dirette, e credo sia un buon segno.
Sei all'esordio come narratrice dopo aver vinto un premio letterario, cosa ti aspetti da questa esperienza?
Come accennato, cominciai a scrivere per me stessa, poi trovai un paio di lettori / vittime : Paolo, mio marito, e la mia amica di sempre, Teresa. Su loro incoraggiamento cominciai a pubblicare sul web, in un pao di siti letterari, prima con uno pseudonimo e poi con nome cognome e tanto di foto. Su uno in particolare, neteditor, ho trovato lettori e incoraggiamenti, così mi sono fatta coraggio e mi sono mesa in gioco, nell'ultimo anno, vincendo alcuni premi anche con singoli racconti.
Cosa mi aspetto? Intanto di godermi questa soddisfazione, di viverla al meglio. L'idea di essere letta anche da persone che non conosco mi lusinga e mi incita a proseguire. Sono presa dall'evento e, nello stesso tempo, guardo avanti. Spero soprattutto di continuare a scrivere, di continuare ad avere forza tempo e fantasia per farlo. Scrivere mi rende felice.
Sto lavorando a un romanzo di "fantastoria" che è lo sviluppo di uno dei racconti dell'Isola di Paris, , sono arrivata al quindicesimo capitolo e ho ancora idee per proseguire. E' composto da episodi, alcuni dei quali sono stati premiati, uno proprio recentemente. Vorrei terminarlo, sistemarlo e vederlo pubblicato. E poi ancora ...
