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Invia il link“Guardo la gente, che inutile passione,meglio aspettare la vernice che si asciuga. Non cerco esempi, non voglio compromessi, non faccio file ma mi sto a sentire. Ho voce chiara, ho più di una certezza, diciamo mille e mille volte me”.
Le parole, forse, sono tutto. E in questi venti racconti tragicomici le parole si moltiplicano: ci sono le parole inaspettate di certi incontri irripetibili, alla stazione o davanti a un McDonald’s; le parole insospettate degli animali o dei bambini, che ci guardano e sanno che ci prendiamo troppo sul serio. Ci sono parole autentiche e un poco malinconiche, come le cabine telefoniche che servivano a nasconderle, o i sussurri di una notte sola sotto un soffitto stellato. Ci sono le parole scritte in altri libri (queste sì, da prendere sul serio, ma sempre con un mezzo sorriso) e quelle lasciate per sé sui post-it, a trasformare un monologo in dialogo: per raccontarsi un’altra volta, per orientarsi in una scrittura urgente, sorridente, irriverente. Per dimostrare a parole che la vita altro non è che un’infinita altalena tra riso e pianto.
L'Autore
Giovanni Di Muoio vive e lavora a Roma dove si occupa di Risorse Umane. Inizia a scrivere per il teatro successivamente concentra la sua attività nella narrativa breve.
Ha pubblicato Piccione ti voglio parlare (2003, Liberodiscrivere), diMostrare le cose a Parole (2005, Giulio Perrone Editore).
Nel 2004 il suo racconto Il pullman dei scemi viene selezionato e recensito da Aldo Nove e inserito nell’antologia Meccano edita da Arpanet.
Sempre per la Giulio Perrone Editore ha curato l’antologia di racconti Inadatti al volo (2007).
Maggiori informazioni sono reperibili sul suo profilo Facebook.


