SCHEDA LIBRO
pp. 124 - Poesia
Formato 12x18
978-88-6316-055-0
12,00 euro
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Capita sempre più raramente di leggere testi di questo spessore, capaci di ingenerare a ogni approccio un coinvolgimento emotivo e intellettuale tanto profondo e "radicale". (Francesco Marotta)Consiglia a un amico
Invia il linkIl rischio che negli ultimi anni sta correndo la poesia dialettale è l’impossibilità della sua ricezione. Come ha eminentemente esposto e ammonito già alcuni anni fa Franco Brevini, i dialettali del nostro tempo rischiano di scrivere per un pubblico di specialisti che nemmeno parlano e intendono la loro lingua, mentre le comunità linguistiche, in seno alle quali nascono i loro versi, mai leggeranno le pagine dei propri concittadini. È una contraddizione trovare un lettore lombardo per un dialettale pugliese, sapendo che migliaia di potenziali lettori, con la facoltà di intendere anche le allusioni, i sottotesti di quella lingua, non diventeranno mai reali. In un momento in cui la stessa poesia in lingua trova scarsissimo se non nullo accesso alla comunità dei lettori, è un azzardo doppio versificare in vernacolo. Ma la poesia, si sa, non trova nutrimento in tali sociologiche divagazioni. La sua genesi trova altre motivazioni. Mastropirro, del resto, ha esordito in lingua con una silloge, Nudosceno, che si discostava dalla media produzione lirica per un tono violento, non accomodante, per un’attenzione al corporeo fino allo scandalo, per un’amarezza irreversibile che si tramutava in un atto di accusa nei confronti dell’umanità, rea di aver mercificato tutto, fino ad una oscena prostituzione di se stessa. Con il passaggio al dialetto avviene una rivoluzione copernicana di cui non si può non tenere conto.
L'Autore
Vincenzo Mastropirro (1960) è di Ruvo di Puglia e vive a Bitonto. Flautista, compositore, didatta ha collaborato con alcuni poeti come Alda Merini, Vittorino Curci e Anna Maria Farabbi componendo musiche su loro liriche, così che "...lavorando con la parola ho finito per scriverla".


